Mancini apre la porta, P.Sousa ringrazia e la Fiorentina vola. L'Inter incassa la prima spallata stagionale, sconfitta che fa riflettere.
Muro di cartone. La Fiorentina frantuma le certezze dell'Inter e firma, a San Siro, il colpo più importante della sesta tornata. Cade la formazione di casa, in pochi minuti. Due giri di lancette per intuire l'andamento lento di serata. Handanovic cincischia, sbaglia e si offre al furbo Kalinic. Parte da qui - con Jovetic già fuori per noie muscolari - la notte terribile di Mancini.
La sensazione di compattezza diffusa nelle cinque apparizioni precedenti si scioglie al cospetto del gioco efficace e intuitivo di P.Sousa. Palla in verticale, palleggio educato, attenzione. L'Inter si contrae e si abbatte, in parte per demeriti propri. Alla conferma degli uomini - Palacio per Jojo, l'unico avvicendamento - segue una mutazione di ruoli. Mancini inventa una disposizione che esalta la Fiorentina e inibisce l'Inter. Perisic, costretto sull'esterno in uno schieramento a 5 di mezzo, perde energie e bussola, come Santon, invischiato in una sporadica difesa a tre. Quando le carte tornano in caselle più abituali, il tramonto è da tempo sulla partita.
Miranda spende il gettone e si fa cacciare per salvare la baracca. Con la Samp, domenica, out il brasiliano. Serataccia, di singoli e d'insieme. La sensazione di stanchezza si diffonde sul prato, l'Inter insegue i movimenti senza palla dell'undici viola, insegue, ma non arriva mai. La barca, in balia delle onde, va a fondo, in 30 minuti. Poi è accademia, con Ranocchia nella mischia per limitare la figuraccia.
Mancini non rinnega le scelte, evidentemente errate. Nessun ricambio, una rivoluzione poco gradita agli interpreti, la scelta di rovesciare un mondo fino a quel momento perfetto. In una partita in cui gli altri giocano alla perfezione e tu zoppichi, l'evidente difficoltà di manovra prende ancor più piede. L'Inter non ha un'identità di gioco definita, in sostanza si affida a una prepotente forza fisica e ai colpi di giocatori di classe. Se vien meno però l'architettura che porta alla fase offensiva, il giocattolo si rompe e le alternative mancano.
Uno schiaffo utile, per ripensare ad errori e frettolose valutazioni. Bisogna crescere celermente, mentre la classifica ancor sorride. Molti - vedi Guarin, sonoramente fischiato - hanno bisogno di uno stacco - fisico e mentale - altri devono trovare collocazione adeguata. Mancini deve spingere sulla qualità, d'insieme.
A Marassi, con Jovetic in forte dubbio, un test di personalità. Una settimana per ricostruire un palazzo di pensieri e interrogativi, per cementare pareti improvvisamente fragili.
Atalanta - Sampdoria, le scelte
A Bergamo, Zenga medita l'aggancio al terzo posto, mentre Reja insegue tre punti utili in chiave salvezza.
Si chiude a Bergamo la sesta giornata della massima serie. L'Atalanta di Reja affronta la Sampdoria di Zenga, 90 minuti per valutare le ambizioni degli ospiti e la crescita dei padroni di casa. I blucerchiati veleggiano nelle posizioni di vertice e studiano l'aggancio al Torino in zona Champions, mentre i neroazzurri puntano ad allungare su chi insegue, per cementare una classifica resa tranquilla dai risultati recenti.
Zenga presenta la Sampdoria con il 4-3-1-2. Correa è il punto d'unione tra mediana e attacco, il rifinitore alle spalle del duo composto da Eder e Muriel. L'argentino rappresenta, al momento, l'unico punto interrogativo di Zenga. Ballottaggio, infatti, in essere tra il ventunenne e Ivan. L'ingresso dello slovacco comporterebbe ovviamente una variazione anche a livello tattico, con cambio di modulo e atteggiamento più prudente.
A centrocampo, Fernando perno centrale, con Soriano e Barreto ai lati. Davanti a Viviano, linea a quattro, con al centro Zukanovic e Moisander, a destra Pereira, a sinistra Mesbah. Zenga deve rinunciare a Silvestre, Cassani, Coda e De Silvestri.

Classico 4-3-3 per Reja, con due esterni offensivi di passo, in grado di supportare il 9 e di aiutare, in fase di ripiegamento, la squadra. Al centro dell'attacco Pinilla - panchina per Denis - Moralez e Gomez a mettere a ferro e fuoco la retroguardia ospite. De Roon schermo a protezione della linea di difesa, Kurtic sul centro-sinistra, Cigarini si gioca una maglia con Grassi.
Sportiello difende i pali, Bellini si contende l'out di destra con Masiello, Paletta e Toloi coppia centrale, Dramé a completare il pacchetto. Assenti Brivio, Carmona e Estigarribia.

Nenhum comentário:
Postar um comentário